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  • Immagine del redattoreMarco Repetto da Roma

Evolvere

Aggiornamento: 28 feb 2023


L'evoluzione secondo Darwin avviene come risultato di "caso e necessità". Secondo te?


Tutti, sempre ci fregiamo di voler migliorare al punto da darlo per scontato quasi per l’appunto legato al caso. Crediamo di dover evolvere al punto di pensare di farlo davvero, al punto che non è raro, iniziare nuove routine che riteniamo vantaggiose e favorevoli a migliorare salvo inesorabilmente fermarci e con un processo ad elastico, ritornare esattamente dove eravamo partiti, dove "comodi" abbiamo “deciso” che siamo "sicuri", dove crediamo che nulla ci accada. Ma “fermi” siamo veramente “comodi”, ma “veramente abbiamo deciso” e veramente “siamo sicuri”?


Paura. E' dura da ammettere ma è semplicemente paura.


Facciamo un passo indietro.

Cosa significa davvero evolvere? Semplicemente muoversi nello spazio e nel tempo? Quindi, tutta la materia vivente evolve? Si tutta, ma ovviamente non tutta con gli stessi meccanismi naturali.


Altro distinguo: materia vivente priva di ragione e materia vivente dotata di ragione, questo influenza il processo di evoluzione?

No, non lo influenza o meglio non lo impedisce.


Argomentare, dimostrare, comunicare è ciò che significa ragione.


La roccia, le piante, gli esseri viventi evolvono di moto naturale, a noi "ragionanti" è toccato e tocca ancora uno sforzo in più.

Quindi evolvere, procedere, anche trasformarsi implica per l'essere vivente dotato di ragione argomentare, comunicare. Un processo che avviene naturalmente ma per avvenire in modo efficace deve essere voluto e determinato. Evolvere implica muoversi verso la comprensione.

Questo processo naturale che distingue la pietra dalla materia vivente e questa, dalla materia vivente dotata di ragione, si fonda sulla continua ricerca e scambio di novità, di progressi, di relazioni, di moto, di movimento in senso ampio.


Conservare, preservare, mantenere è un'azione verso l'immobilità evolutiva, verso l'inerte, che voluto immobile, inesorabilmente, spontaneamente comunque anche se ignorato nella ragione, evolve mutando. Anche la pietra muta, erosa dalla vecchiaia semplicemente divenuta polvere.


Ci sono degli impedimenti naturali all'evoluzione personale per come l'abbiamo definita, quali sono?

Paura e immobilismo da un lato; equilibrio e normalità sotto forma di inattività dall'altro.


Paura. La natura della nostra mente atavica è rivolta ancora a preservare l'incolumità, a ritenerci prede fragili, tende attraverso sistemi fisiologici appositi a generare reazioni automatiche, "istintive", emotive. L'amigdala o "ghiandola della paura". Questa area cerebrale a forma di mandorla (da cui proviene il nome), svolge un ruolo chiave nelle risposte fisiologiche ed emotive e nelle reazioni istintive dell'immobilità / fuga. Una delle emozioni umane maggiormente associate all'amigdala è certamente la paura, da qui la tendenza a non cambiare, ripetere routine rassicuranti, mantenere abitudini a luoghi e stati emotivi. Anche quando dove siamo, ciò che facciamo, ciò che proviamo è indesiderato, non è confortevole, piacevole, "gradito" il nostro navigatore ci suggerisce "fermo".

Scocca un fulmine, sei sotto un ramo fitto di foglie battute dalla pioggia sferzante, rannicchiato e infreddolito dalla pioggia, vedi oltre il crine il cielo aperto e il prato sottostante irraggiato dal sole, pochi minuti di marcia ma l'istinto di dice: fermo, senti i fulmini?

Questo meccanismo atavico di preservazione è ancora lì, giovane per essere evoluto quanto inefficace per scaturire istintivo oggi. Ad esempio oggi sappiamo che i fulmini colpiscono scaricando a terra 3.000.000 di volt per metro di lunghezza, un fulmine di 100 mt di altezza scarica 300.000.000 di volt ( 1 volt equivale a 0.1 watt) ossia l’equivalente di 15.000 asciugacapelli. Oggi sappiamo inoltre che i fulmini colpiscono per scaricare le sagome più alte e quindi stare sotto un albero durante un temporale è un rischio.

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Normalità. Il corpo e il suo sistema emotivo con un processo di omeòstaṡi tende alla "normalizzazione" alla regolarizzazione. L'omeostasi è un sistema del nostro organismo naturale che è in grado di autoregolarsi. Anche qui però gli effetti di questi automatismi non sono sempre efficaci; da qui, proviene l'ansia, il panico e il malessere emotivo che tende sempre in natura, questa volta grazie alla dopamina, una molecola organica che regola il ciclo del piacere, all'equilibrio circuito piacere / dolore . E’ la dopamina a richiedere la soddisfazione di piacere immediato posponendo un programma efficace e duraturo al prezzo di rimpianto e malessere emotivo.


Hackerare il nostro software emotivo è necessario. Compiere e stimolare e contribuire all'evoluzione del nostro stato emotivo significa, contribuire a generare nuovi automatismi, nuove regole di preservazione, adatte non più alla sopravvivenza nella catena alimentare, preda / predatore ma efficaci al raggiungimento di stati emotivi positivi, meritevoli.


L'evoluzione emotiva deve rendere il giusto significato e valore all'equilibrio della gioia, della felicità, della condivisione, della generosità.


Oggi il vero scopo non è predare o non essere preda, non è sopravvivere alla natura avversa, il nostro sistema emotivo è fisiologicamente evoluto per natura ma la componente “razionale” dell’essere materia vivente dotata di ragione implica la volontà. Per citare Denis Diderot, filosofo del '700 con una frase che trovo modernissima, "L'unico dovere dell'uomo è rendersi felice".


Riprogrammare il nostro sistema automatico di navigazione emotiva è un grande segno di evoluzione. Compiere l'evoluzione del sistema emotivo, significa come sempre è stato , dare valore alla materia vivente ragionante che significa dare valore alla vita.




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