• Marco Repetto da Roma

Cintura nera di emotività, VUOI VINCERE nel corpo a corpo della PROVOCAZIONE?


Sai evitare la rabbia?

A quanti di voi è capitato di stare tranquillamente per i fatti vostri e di essere oggetto di un'improvvisa aggressione verbale, di una critica, di una provocazione?


Che fare?

Contrattaccare, prenderla a ridere, rispondere offendendo, strillare forte, esporre le proprie ragioni o provare a dimostrarle? Spesso non serve! Spesso questi automatismi poco efficaci servono esclusivamente ad ingaggiare o peggio alimentare lo scontro.


Perché?

Le persone che generano la nostra rabbia sono mosse principalmente da tre cause: chi vi provoca è SOFFERENTE, cerca di TOGLIERVI LA VOSTRA TRANQUILLITÀ o cerca la vostra ATTENZIONE.

In ogni caso chi vi provoca cerca di insinuarsi nelle vostre emozioni, lo fa ovviamente in modo difettoso e cerca volutamente o inconsciamente di ottenere la vostra ENERGIA, vi distrae dall'unico vero processo emotivo POSITIVO, l'obbiettivo che tutti dobbiamo perseguire:


SERENITÀ > GIOIA > ESTASI.


Nel cosiddetto Fiore di Plutchik, detto anche Fiore delle Emozioni, lo psicologo statunitense studia la catena delle emozioni, dagli stimoli iniziali all'interazione col nostro organismo. Nella catena che stiamo considerando "l'escaletion emotiva", percorre una brusca intensificazione di stimoli negativi rispettando questa progressione:


IRRITAZIONE > RABBIA > COLLERA


Se vogliamo sperare di controllare questo processo emotivo NEGATIVO dobbiamo intervenire repentinamente cioè appena riceviamo gli stimoli iniziali; l'irritazione si può controllare semplicemente, più complesso è controllare la rabbia, è praticamente impossibile gestire emotivamente la collera.


E' ancora interessante notare come "la rabbia" che interagisce con "l'aspettativa" scaturisce in "aggressività" ( rabbia+aspettativa=aggressività) come pure d'interesse è notare che "la rabbia" che interagisce con "il disgusto" (intensificazione della noia) diventa "disprezzo" (rabbia+noia>disgusto=disprezzo).


Torniamo ad imparare a controllare la rabbia?

La rabbia di tutte le emozioni è la più immediata, la nostra amigdala (area celebrale del sistema limbico) è anticamente progettata per reagire emotivamente. La rabbia è il sentimento più esplicito e immediato, chi ha bisogno di attenzioni "spicce" lo sa, l'ha scoperto o l'ha imparato nell'ambiente in cui ha vissuto o in cui vive, se vuole suscitare interesse deve farti arrabbiare.


Chi ha bisogno di attenzioni si nutre della tua rabbia.

Il meccanismo emotivo è semplice PROVOCAZIONE+REAZIONE=SCONTRO SCONTRO=CONFLITTO=CONSUMO ENERGETICO, siamo disposti a spendere le nostre energie POSITIVE a favore di chi ci provoca? Ci vogliamo veramente infilare in un territorio ostile che sicuramente non desideriamo esplorare?


Molto spesso la rabbia è una conseguenza indesiderata, pertanto i perdenti diventiamo noi quindi impariamo a gestirla.


Come?

C'è una tecnica che proviene dalle arti marziali, con precisione dal Judo, "la proiezione".

La proiezione ha lo scopo di sbilanciare l'avversario, UTILIZZANDO la forza da lui applicata e trasformandola in forza cinetica, lo scopo è farlo cadere a terra utilizzando una leva, il nostro piede, il fianco, il braccio, ecc.


Continuiamo con la metafora del judoka, con la "proiezione" non permettiamo al provocatore di invaderci, non contrastiamo l'attacco, non pariamo il colpo, spingiamo "l'avversario" esattamente nella direzione in cui lui è diretto, PROIETTIAMOLO dissipando la sua energia, la sua aggressività.


Mentre gestiamo l'irritazione dobbiamo esercitare l'indifferenza, l'evasività, peggio DIAMOGLI RAGIONE rispondiamo ad esempio :


- MENO MALE CHE MI CI HAI FATTO PENSARE ...

- HAI FATTO BENE A DIRMELO ...

- OHHH ECCO COS'ERA, ORA MI SENTO MEGLIO ...

- GRAZIE DELLA CHIAREZZA

- MA CERTO ...


Dissipare l'aggressività con le domande è ancora molto efficace:

- PENSI ...?

- COSA TI FA PENSARE QUESTO CHE MI DICI ...?

- NON SAI QUANTO COMPRENDO QUESTO TUO ATTEGGIAMENTO, MA COSA POSSO FARE PERCHE' TU POSSA CAMBIARE IDEA ... ?


Ancora voglio concludere come farebbe la saggezza popolare: "chi domanda comanda!".

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